Rivista per le Medical Humanities

Si tratta di uno «spazio espositivo» che arricchisce mediante illustrazioni ogni numero della rivista. Troverete pubblicati in questa sezione solo una fotografia di ciascun autore e il commento alle immagini proposte all'interno del numero. La pubblicazione integrale del portfolio la riserviamo, infatti, ai lettori e agli abbonati della versione cartacea della nostra rivista.

nota di Leonardo Sciascia

Fotografia di Ferdinando Scianna



           Ma una festa religiosa – che cosa è una festa religiosa in Sicilia?
           Sarebbe facile rispondere che è tutto, tranne che una festa religiosa (ma con una grande eccezione, come vedremo). È, innanzi tutto, una esplosione esistenziale; l’esplosione dell’es collettivo, in un paese dove la collettività esiste solo a livello dell’es. Poiché è soltanto nella festa che il siciliano esce dalla sua condizione di uomo solo, che è poi la condizione del suo vigile e doloroso super-io (stiamo impiegando con approssimazione i termini della psicanalisi), per ritrovarsi parte di un ceto, di una classe, di una città. (...)

           E si potrebbero dire tante altre cose, sulle feste siciliane, ed anche più sottili: solo che non varrebbero, qui, le immagini che Ferdinando Scianna ne ha colto e che fanno, di per sé, discorso. E il nostro discorso, se discorso si può chiamare, non vuole né può essere altro che un’annotazione marginale: in margine, appunto, a queste straordinarie fotografie. (...)

           Ma è davvero il dramma del figlio di Dio fatto uomo che rivive, nei paesi siciliani, il Venerdì Santo? O non è invece il dramma dell’uomo, semplicemente uomo, tradito dal suo vicino, assassinato dalla legge? O, in definitiva, non è nemmeno questo, ed è soltanto il dramma di una madre, il dramma dell’Addolorata?
           Indubbiamente, in queste rappresentazioni, si sente che più del Cristo stesso è la figura di Maria Addolorata che colpisce e commuove. Cristo, dal momento della cattura, è già nella morte. E il morto è morto, come si dice in tutti i proverbi che consigliano pace, rassegnazione, omertà. Ma la madre è viva: dolente, chiusa nel nero manto della pena, trafitta, gemente; immagine e simbolo di tutte le madri. il vero dramma è suo: terreno, carnale. Non il dramma, dunque, del divino sacrificio e dell’umana redenzione; ma quello del male di vivere, dell’oscuro viscerale sgomento di fronte alla morte, del chiuso e perenne lutto dei viventi.
           E parrebbe che, comunque intesa, la Passione susciti nel popolo siciliano un momento di autentico afflato religioso: ma in realtà si appartiene a una contemplazione della morte quale può esprimere un mondo assolutamente refrattario alla trascendenza. Se è possibile parlare di religione senza il trascendente, allora è religiosa questa contemplazione della morte che trova nella Passione la sua più acuta rappresentazione.  

Leonardo Sciascia

top