Rivista per le Medical Humanities

Qualcuno volÚ sul nido del cuculo
Regia Milos Forman, Usa, 1975

Chi è Rande Patrick Mac Murphy? È un asociale, una persona in disaccordo con una particolare società, nel caso la società americana. Un teppistello che ha simulato la pazzia per evitare il carcere e ora si trova in una clinica psichiatrica.
Cosa è una clinica psichiatrica? Come scriveva Alberto Moravia, all’epoca dell’uscita del film: «è un ospedale in cui vengono ricoverati e curati i malati di mente, cioè persone che, senza loro colpa, si sono dimostrate asociali» (L’Espresso, 4 aprile 1976). Milos Forman filma un’opera di denuncia, una testimonianza di un’epoca agghiacciante, poetica, dissacrante e commovente. Secondo Fabio Fumagalli: «una denuncia del condizionamento politico dell’individuo che riesce anche ad essere spettacolo divertente e accessibile ad un grande pubblico» (Filmselezione, 1980).
Ma non si tratta solo di un film di denuncia delle istituzioni psichiatriche e dei loro metodi repressivi (contenzione, lobotomia, etc). La pazzia è rappresentata come male sociale, e Forman mette in scena una metafora politico-sociale: l’universo manicomiale rappresenta il sistema e i malati (gli individui diversi) sono soggetti, senza speranza, al potere del sistema. Il regista riesce a sensibilizzare lo spettatore con una galleria di ritratti di genuina umanità, accumulando così su tanti individui sofferenti e debilitati una carica di simpatia che, contrapposta all’ambigua infermiera, rende struggente e persino terrificante il drammatico finale.
Ed è proprio nel finale che avviene la denuncia più importante, la scelta etica che cambia la vita al protagonista del film. Infatti Mac Murphy viene lobotomizato e di conseguenza in uno stato di quasi vegetale, ritrovandosi ad essere totalmente indifeso, alla mercè dell’istituzione psichiatrica e senza più un futuro. E a questo punto il suo amico, l’Indiano d’America, compie un atto di grande «pietas» e lo uccide, non sopportando l’idea di vederlo in quello stato.
E forse, in un film che mette in luce le minoranze, gli esclusi della società americana, non è un caso che sia proprio un nativo americano che compie quest’atto di coraggio e di beneficenza. Ancora due parole sul titolo del film. Il termine inglese «cuckoo» indica propriamente il cuculo, ma in senso traslato significa anche «pazzo» e quindi la frase idiomatica americana potrebbe essere tradotta in italiano con «qualcuno diventò pazzo». Il cuculo non ha un proprio nido ed è solito deporre le uova in nidi diversi per far crescere i propri piccoli. In senso metaforico il nido è rappresentato dal manicomio i cui ospiti sono degli esseri umani «diversi».
Una nota curiosa per terminare: il film è stato veramente girato in un autentico ospedale psichiatrico, con largo concorso di medici e ricoverati.  

Martina Malacrida
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